mercoledì 31 agosto 2011

Analizziamo lo sciopero del 27/28 agosto 2011



Ecco il comunicato ufficiale diffuso dalla Federcalcio alle ore 13 e 42 che ha sancito il secondo sciopero dei calciatori nella storia della Serie A dopo quello dello scorso 25 Settembre:
" A seguito dello sciopero dei calciatori per la mancata sottoscrizione dell’Accordo Collettivo LNP Serie A-AIC, la prima giornata del Campionato di Serie A, stagione sportiva 2011-2012, è rinviata ad una data successiva, che sarà fissata dalla LNP Serie A".
Il calcio ha deciso di fermarsi contro la volontà dei tifosi che avrebbero voluto dimenticare per un attimo i problemi, gli allarmi e la recessione, vivendo due ore di sollievo allo stadio o davanti alla tv.
I presidenti e i calciatori avevano trovato già da tempo un accordo al quale mancavano solo le firme: i rappresentanti dei giocatori l’hanno apposta come concordato, quelli dei presidenti sono venuti meno all’impegno condiviso e si sono rifiutati di ratificarlo.
L’alibi è quello dell’ormai famoso contributo di solidarietà, balzello che dovrebbe essere incluso nella manovra anti-crisi allo studio del Governo. In un momento di difficoltà del Paese, si chiede a chi è più fortunato di contribuire a risollevarne le sorti. Sicuramente sono i calciatori i più fortunati. “Se c’è qualcuno che dovrebbe pagare il contributo di solidarietà, questi sono proprio i calciatori: è la casta dei viziati.”, ha dichiarato il ministro Calderoli. Da qui lo scontro. Ma a chi spetta di pagare, agli atleti o alle società? Dipende se è stato previsto uno stipendio al lordo (nel caso sarebbe appannaggio dei giocatori) o al netto (e quindi toccherebbe alle società).
Si sono poi scatenate le solite critiche mosse contro i calciatori, che però hanno subito dato il loro benestare al pagamento del contributo: “Se verrà confermata, nessun problema, la pagheremo. Sappiamo di essere una categoria di privilegiati, non ci siamo mai tirati indietro in passato, non lo faremo certamente ora in questo momento di difficoltà”.
Insomma il problema non era questo, c’era qualcosa da nascondere ed infatti la battaglia reale si gioca tutta su quella dei fuori rosa. Le società vorrebbero arrogarsi il diritto di accantonare giocatori che loro stesse hanno ingaggiato, contrattualizzato e stipendiato (spesso lautamente) in modo da forzarli a trasferirsi. In termini giuridici questo atteggiamento avrebbe un termine, mobbing, e sarebbe perseguibile per legge. E’ così, infatti, come dimostra ad esempio il caso Pandev.
Insomma, le società vorrebbero far ricadere sui giocatori le conseguenze di eventuali loro errori di valutazione e tornare a spostarli come meglio credono, come accadeva prima della sentenza Bosman.
La colpa non è dei calciatori questa volta… ma dei dirigenti e più precisamente dei presidenti della Serie A. Solo Cellino e Mezzaroma, rispettivamente presidente del Cagliari e del Siena, erano disponibili ad appoggiare le richieste dei calciatori.

C’è stato poi un confronto tra Beretta, presidente della Lega Serie A, e Tommasi, presidente dell’AIC, andato in onda a Sky Calcio Show Domenica 28 Agosto.

Ecco le dichiarazioni:

DAMIANO TOMMASI

-Perché oggi non si gioca?
Non si gioca perché non siamo riusciti a trovare un accordo con la Lega. Da tanto tempo i calciatori di A e B sono senza accordo collettivo, scaduto il 30 giugno 2010. Il 30 maggio 2011 ci siamo trovati in Federazione con Abete per la firma, ma oggi siamo ancora qui, senza firma della controparte. 

-Se non firmate il contratto non scendete in campo?
È questione di sapere che da dicembre a maggio abbiamo giocato sulla base della fiducia di un impegno preso. Oggi quella fiducia sta venendo meno e ci fidiamo della firma. Non c’è nessuna negoziazione, stiamo parlando di un impegno preso a dicembre, non mantenuto a maggio e dimenticato ad agosto. 
 
-Chi vi aveva dato la parola?
Il Presidente Abete, Beretta e Campana, a dicembre, quando c’era stato il paventato stop. Era stato deciso di continuare a giocare perché il 7 dicembre era stato trovato l’accordo su 6 punti, era stato stracciato l’ottavo punto che riguardava il trasferimento obbligatorio all’ultimo anno di contratto e sul settimo punto era stato deciso che il testo dell’articolo sarebbe rimasto così, ci sarebbe stata un’interpretazione super-partes del Presidente Federale post firma. È arrivata ante, si è voluto correggerla e non andava bene ancora.
 
-Ancora sulle motivazioni.
Abbiamo deciso di non partire perché manca l’accordo collettivo. Manca una cosa fondamentale che è la volontà di sottoscriverlo da parte della Lega. Qualsiasi discussione era volta a non chiudere l’accordo collettivo, l’articolo 7 ne è la dimostrazione. Il sogno di tutti i ragazzi della Primavera è allenarsi con la prima squadra. Credo che il Milan non abbia vinto il campionato con 22 giocatori, nessuno ha fatto avvertenza, credo si siano allenati tutti, pur avendo molti più giocatori di quelli che possono stare su un campo di calcio. 
L’allenatore può già dividere il gruppo, perché se lo discrimina è già sanzionato dalla legge. Quello che volevano inserire nell’accordo collettivo era preoccupante, perché si voleva mettere che l’allenatore decide come allenare la squadra, perché di solito allora la allena qualcun altro.
 
-Secondo un sondaggi odi Sky Sport24, per il 73% della gente la colpa è dei calciatori. Perché la comunicazione non ha funzionato?
Bisogna fare un altro sondaggio: sapete perché si ferma il campionato? E sulla percentuale di quelli che dicono sì, si fa: “di chi è la colpa”. 
Il calciatore è privilegiato, guadagna tanti soldi per una cosa che sanno fare tutti, però io vorrei far riflettere: in architettura, perché lo stadio prevede 80mila posti a sedere e 22 in piedi? Quei 22 avranno un merito, questo merito non è riconosciuto da nessuno.
 
-La super-tassa.
Nessun calciatore ha mai tirato fuori il discorso della super-tassa, nessun calciatore ha detto “io non pago la super-tassa”, anzi hanno detto la pagheremo quando sarà in vigore, nei tempi e nei modi che stabilirà le legge. Nell’accordo del 2005 le società hanno voluto introdurre la possibilità di mettere gli importi al netto, perché si sperava nell’abbassamento delle aliquote. Oggi, se fosse stato firmato l’accordo di dicembre, il problema non ci sarebbe, perché c’è scritto che gli importi tornano solo al lordo. 
 
-Ci può essere una trattativa?
Si vuole passare il messaggio che c’è una trattativa, qui c’è un impegno che non è stato mantenuto. Vogliamo fare l’accordo collettivo. Giovedì sera, dopo il Consiglio Federale, all’AIC non veniva chiesto di aderire alle due controproposte, veniva chiesto un comunicato scritto che scioperavamo. E così venerdì mattina. Questo era l’atteggiamento di una Lega che si è presentata a un’Assemblea così importante con tre Presidenti, che mentre noi ci allenavamo per scendere in campo organizzava amichevoli, che probabilmente ha tirato fuori il discorso del contributo di solidarietà per far risultare i sondaggi a favore. La volontà della Lega è di non avere un accordo collettivo.
 
-Volete meno calciatori?
Se il 40esimo è nelle condizioni di fare il calciatore, lo voglio, se no, non è giusto che abbia il contratto probabilmente.
 
-Nessuno paga niente per questo sciopero?
Si vedrà. Lo sciopero ha un costo. Non è quello il problema.
 
 
-MAURIZIO BERETTA

-Perché oggi non si gioca?
La risposta è semplice: perché l’Associazione Calciatori ha deciso di scioperare. L’ha fatto con un comunicato formale venerdì mattina. 
C’erano due punti su cui si è focalizzato il dissenso: la richiesta della Lega di un impegno esplicito dell’Associazione Calciatori, affinché i calciatori pagassero il contributo di solidarietà e una regola che consenta agli allenatori con le rose molto vaste di organizzare gli allenamenti secondo le esigenze dello staff tecnico e non secondo una formula che è oggettivamente impraticabile, cioè che tutti debbano allenarsi insieme con la prima squadra. 
 
-Cellino (Presidente del Cagliari) ha dichiarato che lei ha sottovalutato il problema.
L’Assemblea di Lega di venerdì, in cui c’era anche Cellino, si è conclusa con 18 voti contro e 2 voti a favore. 
 
-L’avete presa voi la decisione, l’ultimo no è stato il vostro.
Si poteva andare avanti a negoziare per un’altra settimana, si poteva decidere di fissare lo sciopero alla seconda giornata. La posizione della Lega è chiara, la decisione dei calciatori di scioperare è altrettanto chiara. È una decisione presa a larga maggioranza.
 
-Il punto è l’articolo 7?
È uno dei due punti. A dicembre fu raggiunto un accordo di massima, senza un testo, che avrebbe dovuto tradursi in un articolato come si fa nei contratti e negli accordi e avrebbe dovuto essere integrato da un’interpretazione del Presidente Federale sull’articolo 7. Il testo di articolato viene proposto a maggio, non c’è l’interpretazione sull’articolo 7 e il testo dell’articolato non va bene perché per alcuni punti non traduce le cose che ci siamo detti a dicembre. 
Le leggi contro il mobbing non possono essere modificate da nessun accordo collettivo. Ci devono essere regole chiare: se c’è un dato non compatibile con la dignità sportiva, viene sanzionato, c’è la legge e c’è il collegio arbitrale a cui si può far ricorso. Il problema di fondo è che questa norma scritta nell’accordo risale a tempi in cui le rose erano più contenute e i problemi di allenamento erano più difficili. 
 
-La super-tassa e il contratto.
C’è un dato: di tutti gli 800 calciatori della Serie A, non ce n’è uno senza il contratto. Sono andati in campo con un contratto personale, validato dalla Federcalcio. In questo anno, tutti i giocatori hanno percepito tutta la retribuzione, sono stati con le coperture assicurative. Non stiamo di fronte alla protesta di lavoratori che dicono di essere scoperti dal punto di vista contrattuale, tutto il meccanismo è funzionante. La domanda è: per questo quadro normativo a maglie larghe, valeva la pena fermare il campionato? Questa è la spiegazione di come la gente vede la vicenda.
 
-Tommasi dice che la volontà della Lega è di non avere l’accordo collettivo.
Smentisco in maniera decisa, non è così, noi vogliamo un accordo collettivo, innovativo, capace di affrontare i problemi strutturali del calcio italiano, abbiamo la necessità di assicurare la sostenibilità economica e gestionale di questo calcio negli anni futuri. Questo obiettivo dovrebbe essere condiviso dai calciatori. Vorremmo fare l’accordo collettivo in modo da avere delle proiezioni che guardano al futuro. Lo sciopero in queste condizioni credo sia un’enormità. 
 
-Lei pensa che ci possa essere il rischio commissariamento per la Lega?
Penso di no, presupporrebbe un non funzionamento della Lega. Con lo statuto della nuova Lega di A i poteri decisionali sono della Lega.


--Molte le reazioni di personaggi del calcio. Tutte negative e rivolte verso il raggiungimento di una soluzione.
Ecco le reazioni del Ct della Nazionale italiana, del capitano e del vicecapitano della stessa:

Prandelli: "Si è trattato di un autogoal da parte di tutti, ho sperato fino all'ultimo che si potesse giocare. Adesso è il momento di risolvere e ritrovare senso di responsabilità. Non dobbiamo esasperare questa situazione, non farebbe bene a nessuno, da parte dei giocatori mi sarei aspettato più volontà di scendere in campo".

Buffon: "Lo sciopero è stato cercato da tutti per depistare gli italiani, in un momento così difficile, dalle problematiche vere di questa nazione. Alla base di tutto ci sono state idee più che giustificabili e questo posticipo della prima giornata è stata una cosa cercata, non voluta da noi calciatori. C'era modo di evitarlo. Il calcio è uno sport popolare e tornava anche comodo far parlare di noi in modo negativo. Quando si arriva a questi punti gli errori sono stati commessi da parte di tutti. E' importante che ci sia sempre buona fede e onestà per fare il meglio per il nostro calcio. Era un prodotto di primo livello, ora qualcosa si è modificata, è stato un pochino vituperato. Bisogna cercare di fare il bene del calcio e di chi vuole il bene di questo sport, dai tifosi ai calciatori.”.

Pirlo: "Sono d'accordo con Buffon, la politica non si doveva intromettere nel calcio. Ma quando si tratta di questo sport tutti vogliono dire la loro. Noi calciatori non abbiamo mai avuto problemi a pagare le tasse, nel caso in cui ne verrà introdotta una nuova pagheremo anche quella. Ma al contempo il governo si impegni affinché tutti paghino le tasse, renda migliore e più efficace la lotta all'evasione fiscale".

Ieri (martedì 30 agosto 2011) c’è stata la schiarita. Damiano Tommasi, presidente dell’AIC, ha dichiarato: "Confermo, si giocherà il 10 e l'11 settembre: perché' la nostra volontà è solo quella di scendere in campo".
Il grimaldello buono per annullare le distanze è stato dunque trovato in un'integrazione della famosa norma contrattuale sui fuori rosa. Rimane da risolvere solo il problema “relativo agli allenamenti differenziati. Ma è un problema di interpretazione.”.
I tifosi possono tornare quindi a sognare con le proprie squadre e, soprattutto, continuare a dimenticare i propri problemi per un paio di ore a settimana.



Pubblicato da Ben

lunedì 29 agosto 2011

Kingsley Boateng


Nome: Kingsley Boateng
Data di nascita: 7 aprile 1994, Mpatuam
Nazionalità: Ghana
Altezza: 1, 76 m
Piede preferito: Destro
Squadra: Milan - Campionato primavera
Ruolo: Attaccante
Valore: n/d



Chiunque abbia seguito il precampionato del Milan, tifosi rossoneri a parte, non può non aver messo gli occhi su uno dei prodotti delle giovanili del "diavolo" che si è messo più in mostra in questo calcio estivo: Kingsley Boateng. Il giovanissimo ghanese raccoglie l'eredità di Merkel che nella passata stagione aveva stupito mister Allegri per le sue ottime doti durante la preparazione con Ibra e compagni. Per gli addetti ai lavori in realtà la giovane punta di colore non è una sorpresa ma non ci si può esimere dal valutare l'ottimo impatto che ha avuto un atleta così giovane nel calcio professionistico, seppur sia estivo.

Kingsley Boateng nasce in Ghana ma si trasferisce molto piccolo in Italia a Pordenone. Muove i primi passi nelle giovanili dell'A.S.D LiventinaGorghense, società di Motta di Livenza (TV) molto attenta e apprezzata per il suo settore giovanile e gemellata proprio con il Milan. Boateng si mette subito in evidenza e il club veneto decide di schierarlo spesso con ragazzi più grandi di lui in modo tale da garantirgli una maturazione migliore. Le doti del piccolo ghanese non passano inosservate agli osservatori rossoneri che, favoriti dalla collaborazione in atto con la società della provincia di Treviso, portano l'attaccante a Milano nel 2007. Con le giovanili del Milan scala rapidamente le selezioni e diventa il protagonista della formazione degli allievi nazionali campioni d'Italia in finale con l'Empoli nel giugno 2011 (1-0 con rete decisiva proprio di Boateng).
Alla partenza per il ritiro della stagione 2011/2012 lo staff del Milan ha deciso di portare Kingsley con i grandi e i risultati sono stati davvero di rilievo: goal all'esordio nel 2-2 contro gli svedesi del Malmo e ottime prestazioni nelle amichevoli successive contro Inter e Juventus (da segnalare alcuni goal sfiorati e pericoli costanti per le aree avversarie).

Kingsley Boateng è un attaccante molto potente fisicamente ma anche in possesso di una buona tecnica di base. Calcia bene con entrambi i piedi e vede benissimo la porta ma ciò che impressiona maggiormente è la grande capacità di possesso palla e, come detto, la potenza fisica davvero importante (impressionante come ha tenuto testa nei contrasti con gente come Zanetti e Chiellini). Il giovane attaccante africano è principalmente una prima punta anche se data l'età (è del 94) la sua posizione può' variare leggermente a seconda della sua maturazione tecnico tattica. Da registrare che Prince Boateng (che non ha nessuna parentela con il compagno più giovane) è spesso prodigo di consigli tattici, anche se è evidente che Kingsley è molto più attaccante che centrocampista. Inoltre ha recentemente dichiarato di ispirarsi a Pato.

Il Milan ha seguito attentamente il proprio giovane e vista la crescita repentina del ghanese, gli ha fatto firmare il primo contratto da professionista fino al 2014, allontanando così le società che progettavano uno sgarbo alla società rossonera. Mister Allegri si è detto molto fiducioso nelle potenzialità del ragazzo e lo ha dimostrato lanciandolo a più riprese in questo tour di amichevoli. Boateng è ancora molto giovane e quindi è presto per parlare di un possibile campione, ma le doti non sembrano mancargli e il futuro dipende esclusivamente dalla sua serietà e dalle decisioni che prenderà il club per la sua completa maturazione nel calcio che conta. Ad ora comunque è entrato prepotentemente in concorrenza per il ruolo di vice Pato.





Il goal al Malmo con la prima squadra.

domenica 28 agosto 2011

Le foto della settimana

Josep Guardiola e José Mourinho: l'espressione dello Special One ha l'aria di chi le ha prese per l'ennesima volta....


Nicolas Douchez e Park Chu-Young: la intitolerei: PASSIONE !


Neymar: per chi è convinto che questo bambino sia il fratellino del talento del Santos... Si sbaglia! E' il suo primo figlio nato da qualche giorno.

venerdì 26 agosto 2011

Valerio Verre


Nome: Valerio Verre
Data di nascita: 11 gennaio 1994, Roma
Nazionalità: Italia
Altezza: 175cm
Piede preferito: Destro
Squadra: AS Roma - Campionato Primavera
Ruolo: Centrocampista centrale, Mediano
Valore: 100.000€



Il vivaio dell Roma ha sempre dedicato grandi attenzioni alla crescita di giovani talenti del territorio, che prima di essere dei giocatori sono loro stessi tifosi della squadra per cui giocano. Gli esempi di Francesco Totti, Daniele De Rossi e Alberto Aquilani sono solo gli ultimi e più famosi, ma basti pensare alle giovanili attuali e al talentuosissimo Gianluca Caprari, che lo stesso Luis Enrique neo tecnico dei giallorossi ha lodato e gli ha subito accordato fiducia, al giovane Viviani e a questo talentuosissimo centrocampista classe 1994 che la società ha sempre "difeso" dagli attacchi delle inglesi pronte a tutto per averlo, Valerio Verre.

Valerio nasce a Roma e inizia a giocare in una squadra cittadina, la SS romulea, qui viene notato nel 2005 dagli scout romanisti che lo invitano ad unirsi al loro settore giovanile. Inizia cosi la sua avventura in giallorosso vestendo la maglia dei Giovanissimi Nazionali con i quali vince nel 2008 la Umbro International Cup, segnando una bella tripletta nella finale contro la Lazio. Poco dopo vince anche il Trofeo Silvio Sensi e la Coppa Lazio Giovanissimi, entrambe da trascinatore ed elemento chiave, sia in fase di impostazione che di finalizzazione, della squadra. Nel 2009 arriva l'importante successo nella Manchester Premier Cup, che oltre a una medaglia gli vale anche l'interesse dei red devils nei suoi confronti. Lo United che dopo aver pescato Macheda alla Lazio e Petrucci alla Roma, vuole ripetersi nella capitale prendendo anche il talentuoso Verre. Le pretendenti per il giovane romano non mancano neanche in Italia con Inter e Fiorentina particolarmente interessete a lui. Intanto Valerio continua ad essere il leader indiscusso dei Giovanissimi Nazionali, ma purtroppo in seguito ad una sconfitta con l'Udinese non riescono a qualificarsi per le finali scudetto. Nell'estate 2009 la società riesce a trattenere il ragazzo, e subito dopo arriva la promozione agli Allievi Nazionali, un anno in anticipo, alle dipendenze del mister Stramaccioni. L'impatto di Valerio con la nuova categoria non gli fa cambiare le buone abitudini sia in fase realizzativa che in impostazione e guadagna subito la fiducia dei compagni e del mister. La Roma domina il suo girone per poi andare a vincere il titolo battendo in finale la Juventus. Valerio si trova cosi Campione d'Italia Allievi al suo primo anno nella categoria, è uno dei giocatori chiave della rosa e soprattutto è entrato nell'orbita Primavera di De Rossi. Durante la stagione 2010/2011 Valerio inizialmente si divide tra Allievi e Primavera, per poi passare a tempo pieno nella formazione maggiore in lotta scudetto. Gioca nove partite durante la fase a gironi e ne gioca altre due alle Finali Scudetto nelle quali non riesce a vincere il Campionato per due anni consecutivi con due selezioni diverse.
Questa stagione è iniziata bene per Valerio, Luis Enrique gli ha fatto fare tutta la preparazione estiva con la Prima Squadra facendogli giocare anche alcune amichevoli. Inoltre gioca la partita di ritorno dei preliminari di Europa League contro lo Slovan Bratislava, subentrando al sessantanovesimo al suo compagno di Primavera Caprari. Durante la stagione in corso è verosimile che si dediche quasi completamente alla Primavera per puntare allo Scudetto, ma qualche apparizione in Serie A non è sicuramente da escludere.

Valerio è un ottimo regista di centrocampo capace di dettare i tempi e le giocate di tutta la squadra, inoltre si rende pericoloso in fase offensiva con un ottimo tempismo negli inserimenti e un buon tiro. Alcune volte ha provato a giocare più a ridosso delle punte, da trequartista, e seppur con buoni risultati ha preferito restare nella sua zona di competenza. Nel centrocampo della Roma, dove è rimasto il solo Pizzaro a creare il gioco, un elemento come Verre si potrebbe inserire alla perfezione, in particolar modo negli schemi di gioco tanto cari al tecnico catalano.

Valerio finora ha vestito 3 volte la maglia dell'Italia Under 16 segnando un gol e 13 volte con 3 reti la maglia della selezione Under 17 della quale è uno degli elementi cardine.

Il fatto che la Roma, in comunione con gli interessi del giocatore, sia riuscita a resistere ai tentativi del Manchester United dimostra quanto grande sia la considerazione che ripone in questo giovane talento. A Roma puoi diventare grande e se sei romano puoi diventare una leggenda.



mercoledì 24 agosto 2011

Campionato Mondiale Under 20




Il campionato Mondiale di calcio Under 20 è una manifestazione nata nel 1977 e vede affrontarsi ogni due anni le migliori Nazionali che meglio si sono classificate alle selezioni continentali.
L'edizione di quest'anno, la diciottesima, si è tenuta in Colombia dal 29 luglio al 20 agosto, con quattro squadre in rappresentanza di Asia, Africa, Nordamerica e Sudamerica, una dell'Oceania, sei Europee più la Colombia Paese ospitante.


Fase a Gironi

-
Gruppo A

Nel Gruppo A si sono affrontate Colombia, Francia, Corea del Sud e Mali, con i padroni di casa che hanno chiuso il Girone in testa con 3 vittorie su 3, battendo 4-1 la Francia, grazie anche al grande stato di forma dell'attaccante Muriel. Al secondo posto i transalpini che cedono il passo, come già detto, solo alla Colombia e battono agevolmente Corea e Mali. Coreani che chiudono al terzo posto e gli africani del Mali ultimi nel girone con zero gol all'attivo.


-Gruppo B

Portogallo e Camerun chiudono ai primi due posti, con i lusitani che non giocano un calcio spettacolare ma molto efficace. Totalizzano sette punti fermati solo dallo 0-0 con il deludente Uruguay, ultimo classificato, e segnano solo 2 reti senza però subirne. Al terzo posto la Nuova Zelanda che fa due punti come l'Uruguay ma con un gol in più. Girone dalle poche emozioni.


-G
ruppo C

La corazzata spagnola, guidata dal fantasista Canales, domina il girone con 9 punti e 11 gol in 3 partite, segnandone 4 al Costarica terzo nel girone, 2 ai secondi classificati dell'Ecuador e ben 5 ai parietà australiani quarti classificati.


-G
ruppo D

Girone comandato dalla Nigeria, che si è sempre ben distinta in questa competizione, con 9 punti e 12 gol all'attivo. Piazza d'onore per la sorprendente Arabia Saudita che giocando un buon calcio ha battuto 6-0 i terzi classificati del Guatemala e 2-0 la deludente Croazia, ultima a zero punti.



-G
ruppo E

Vinto a parità di punti da Brasile ed Egitto, con i brasiliani avanti per la miglior differenza reti e un Coutinho in grande forma autore di 3 gol. Chiudono in fondo Panama e Austria entrambe a un punto. Bella prova dei verdeoro che dopo il pareggio iniziale con l'Egitto con rete di Danilo, realizzano due belle vittorie.


-G
ruppo F

L'Argentina del neo romanista Lamela conquista il primo posto con 7 punti, i giovani messicani si piazzano secondi con 4 punti e subito dietro l'Inghilterra con 3 punti e senza i suoi migliori giocatori. Chiude all'ultimo posto la Corea del Nord che nella prima gara ha bloccato gli inglesi sullo 0-0.


Passano quindi al tu
rno successivo: Colombia, Francia, Portogallo, Camerun, Spagna, Ecuador, Nigeria, Arabia Saudita, Brasile, Egitto, Argentina e Messico.
A queste si aggiungono le miglio
ri terze dei vari gironi: Inghilterra, Corea del Sud, Costarica e Guatemala.


Fase Finale


Ottavi di finale

Gli ottavi di finale vedono contrapposti:

Brasile-Arabia Saudita: i verdeoro sfidano la sorpresa del torneo, che suo malgrado non riesce a ripetere le belle prestazioni del girone e viene sconfitta 3-0.

Spagna-Co
rea del Sud: partita che gli spagnoli non riescono a vincere con facilità come successo in precedenza, i coreani si coprono bene e non lasciano l'iniziativa ai palleggiatori delle furie rosse. Servono i calci di rigore per decidere il vincitore, e dal dischetto vincono gli spagnoli 7-6.

Cam
erun-Messico: i messicani, decisi a ripetere l'impresa dei loro connazionali più giovani vincitori del Mondiale Under 17, scendono in campo con grinta e voglia di vincere, ma i camerunensi hanno intenzione di vendere cara la pelle e dopo l'1-1 finale la lotteria dei rigori premia il Messico 3-0

Colo
mbia-Costarica: la Nazionale di casa è in forma e gioca un bel calcio offensivo, la Nazionale centroamericana d'altrocanto gioca di rimessa e cerca di colpire in contropiede grazie al gioco sulle fasce. Ne esce un bella partita vinta per 3-2 dai colombiani con Muriel in grande spolvero.

F
rancia-Ecuador: partita non molto emozionante risolta nel finale dai transalpini che a detta di tutti giocano un calcio al di sotto delle loro possibilità.

Nige
ria-Inghilterra: una sempre più deludente Inghilterra torna a casa dopo una sconfitta per 1-0 ad opera dei nigeriani che per il gioco mostrato avrebbero potuto fare almeno un paio di gol in più. Agli inglesi resta il rammarico di non aver convocato gli elementi migliori (Wilshere, Jones, McEachran, Wickham e Rodwell) per lasciarli invece al campionato.

Po
rtogallo-Guatemala: i solidi portoghesi vincono un altra partita dimostrando molta concretezza soprattutto in fase difensiva. Con il Guatemala arriva l'ennesimo 1-0.

A
rgentina-Egitto: Lamela e compagni davanti al pericoloso Egitto riescono a vincere 2-1 con doppietta del ex river dal dischetto. Su rigore anche il gol degli egiziani.


Qua
rti di finale

Portogallo-Argentina: gli albiceleste si scontrano contro la miglior difesa del torneo e il risultato finale non può che essere uno 0-0. Dal dischetto vince il Portogallo 5-4

Messico-Colombia: si inf
range ai quarti la speranza dei colombiani di vincere il Mondiale Under 20 in casa. Dopo un ottimo calcio si devono inchinare alla splendida prestazione dei messicani con Erick Torres che apre le marcature del 3-1 finale.

F
rancia-Nigeria: si riprendono i francesi dopo alcune prestazioni opache battendo per 3-2 la temibile Nigeria. Bella partita risolta solo ai tempi supplementari dopo il momentaneo 1-1 nigeriano al novantatreesimo minuto.

B
rasile-Spagna: forse le due squadre più in forma del torneo si scontrano nel quarto di finale più intenso. 1-1 alla fine dei tempi regolamentari. 2-2 al termine dei supplementari con i brasiliani sempre in vantaggio e una Spagna decisa a non mollare. Sono i calci di rigore a consegnare la vittoria ai brasiliani, con Casemiro del San Paolo che trova il primo gol dal dischetto.


Semifinali

Francia-Portogallo: vittoria per 2-0 dei portoghesi che si riconfermano come la squadra più temibile del torneo, e arriva alla finale con un fantastico zero alla voce gol subiti.

B
rasile-Messico: i brasiliani spengono le speranze del Messico di fare una "doppietta" Mondiale in un mese. Un 2-0 arrivato nei minuti finali consegna la finale ai verdeoro.


La finale pe
r il terzo posto viene vinta per 3-1 da uno straripante Messico.

Finale

Brasile-Portogallo

Allo stadio di Bogotà, davanti a 36058 spettatori, si gioca la finale di questo Campionato del Mondo Under 20 che vede da un lato i forti brasiliani, maestri del gioco offensivo con una buona difesa, anche se un po lenta, e dall'altro i solidi portoghesi autori di un gioco pragmatico senza tanti spunti di fantasia ma che li ha portati in finale soprattutto grazie all'ottima difesa e agli zero gol subiti in sei partite.
La pa
rtita inizia subito ad alti ritmi e già al decimo minuto le squadre si trovano sull'1-1. Al cinquantanovesimo minuto, anche per colpa di una papera del giovane portitere Gabriel che fino ad allora era stato impeccabile per tutto il torneo, il Brasile si trova sotto 2-1. Dopo venti minuti riesce a trovare il pareggio con Oscar, autore anche della prima marcatura, che ribadisce in rete un tiro respinto da Dudu.
Iniziano cosi i tempi supplementa
ri con il Brasile sempre all'attacco e un Portogallo che cerca di chiudersi in qualunque modo aspettando solo i calci di rigore. Al centoundicesimo minuto è ancora Oscar che trova il gol regalando cosi con la sua splendida tripletta il quinto titolo Mondiale Under 20 al Brasile.



Si conclude con la vittoria verdeoro uno dei Campionati del Mondo Under 20 meno emozionanti degli ultimi anni, con molte stelle lasciate a casa ed altre come ad esempio Neymar e Lucas prestate alla Nazionale maggiore per la Coppa America.
In questa edizione ha trionfato un certo conservativismo da parte delle squadre che si sbilanciavano ben poco, ed il fatto che sia arrivato in finale il Portogallo con soli 5 gol fatti e sinonimo un gioco poco votato all'attacco e sicuramente troppo tattico per una manifestazione di questo genere. Si può vedere dal calcio giocato dai brasiliani dopo il secondo gol subito dai lusitani che hanno abbandonato i vari tatticismi per giocare al loro modo, che alla fine è risultato vincente.


lunedì 22 agosto 2011

Concluso il sondaggio "Qual'è il miglior portiere del Mondo?" ... Julio Cesar



L'esito del sondaggio lanciato da ProssimiCampioni su quale sia il miglior portiere del Mondo, vede sulla vetta più alta del podio Julio César Soares Espindola, meglio conosciuto come Julio Cesar.
Il portiere dell'Inter e della Nazionale brasiliana ha vinto, con un vantaggio significativo, la concorrenza dell'italiano Gianluigi Buffon (Juventus) e del tedesco Manuel Neuer (ex Schalke 04, ora al Bayern Monaco) che si sono piazzati rispettivamente secondo e terzo nel sondaggio che coinvolgeva gli 8 portieri più forti del momento.
Perché Julio Cesar? (Forniamo alcuni dati)
- Julio Cesar comincia la propria carriera professionistica nel Flamengo, uno dei più gloriosi club di Rio de Janeiro e di tutto il Brasile. Nel 1997 il giovane Julio Cesar debutta con i “rubro negro” e comincia una parentesi che durerà 8 anni nella società della capitale brasiliana. Con il Flamengo colleziona circa 130 presenze e una discreta quantità di titoli statali tra i quali spiccano i 4 campionati carioca e nel 2003 conquista la nazionale brasiliana.
Nel gennaio 2005 giunto all'ultima fase di perfezionamento del suo passaggio al Benfica in Portogallo, riceve la chiamata dell'Inter che lo convince a firmare per i propri colori. Julio Cesar arriva in Italia a parametro zero ed essendo extracomunitario, e non potendo essere tesserato per quella sessione dall'Inter, passa per 6 mesi in prestito al Chievo Verona dove inizierà ad allenarsi assieme a Luca Marchegiani e Sergio Marcon. Con il Chievo colleziona solo 3 convocazioni (0 presenze) e tanta tribuna, ma viene elogiato a più riprese dall'allora numero 1 clivense Marchegiani che sosteneva che il ragazzo possedesse un talento incredibile. Nella stagione 2006/2006 arriva all'Inter dove in poco tempo mette in discussione un campione come Francesco Toldo con il quale si alterna per tutta la stagione, vincendo anche una Coppa Italia. La svolta vera e propria arriva la stagione 2006/2007 dove scalza definitivamente Toldo e conquista la maglia da titolare, contribuendo nettamente alla vittoria dello Scudetto e parando due rigori decisivi consecutivi contro Ascoli e Siena. Da questa stagione in poi il suo talento è sempre più evidente e si rispecchia anche nella sucessione di trionfi della formazione di Mancini prima e di Mourinho successivamente. Nel nostro campionato riesce a migliorare moltissimo nelle uscite e consacra il proprio talento tra i pali che lo incoronano come il portiere più rapido del panorama mondiale. Con l'Inter vince moltissimi titoli: 4 di Supercoppa italiana, 3 di Coppa Italia, 5 scudetti, la storica Champions League della stagione 2009/2010 e il Campionato del Mondo per club 2010. Nel 2009 viene inserito nella lista dei trenta candidati al Pallone d'Oro (vinto da) e vince per due anni consecutivi il premio di Miglior portiere del Campionato italiano (2009, 2010). Nel 2010 vince anche l'importante premio come Miglior portiere dell'UEFA sempre nel 2010.
Con la nazionale brasiliana ha vinto una Coppa del Mondo Under 17 (Egitto 1997), una Coppa America da protagonista nel 2004 e una Confederetions Cup nel 2009.
La stagione 2010/2011, complice un'annata travagliata di tutta l'Inter, non è stata esaltante e l'ha visto protagonista di un brutto e sfortunato incidente in macchina, oltre che di due infortuni che lo hanno tenuto alcune settimane fuori dai giochi. Una volta rientrato ha comunque ripreso pian piano la forma ed è tornato ai suoi livelli dimostrando di essere fondamentale per la vittoria dell'Inter nella Coppa Italia 2011.
Certo è che scalzare un mostro sacro come Buffon, miglior portiere per quasi un decennio, non poteva essere un'impresa fattibile se non per un talento assoluto. Julio Cesar ha messo d'accordo tutti e con professionalità e ambizione, al pari di Buffon, è diventato il più forte nel suo ruolo.

Ecco le percentuali del sondaggio “Qual'è il miglior portiere del Mondo?” lanciato da ProssimiCampioni:

1) Julio Cesar (41 %)
2) Gianluigi Buffon (20 %)
3) Manuel Neuer (17 %)
4) Iker Casillas (9 %)
5) Christian Abbiati (6 %)
6) Marten Stekelenburg (6 %)
7) Victor Valdes (1 %)
8) Petr Cech (0 %)


E' stato un sondaggio molto seguito ed ha rivelato anche delle sorprese.
Il “nostro” Gigi Buffon in seconda posizione rimarca la stima che è riuscito a costruirsi in tanti anni di onoratissima carriera. Ha vinto quasi tutto sia a livello di club, che di nazionale. E' stato Campione del Mondo con l'Italia ed ha sfiorato la Champions con la Juve (persa ai rigori con il Milan). E' stato fedele alla maglia bianconera accettando la retrocessione in serie B e confermandosi fra i top stagione dopo stagione. Negli ultimi tempi le sue prestazioni hanno risentito un calo, complici gli scarsi risultati della Juventus e continui infortuni alla schiena. Noi di ProssimiCampioni siamo comunque convinti che qual'ora gli acciacchi lo lasciassero stare potrebbe ancora tranquillamente essere considerato il migliore o comunque alla pari di Julio Cesar. Manuel Neuer si conferma astro nascente del ruolo avendo ottenuto la terza posizione. Il tedesco classe 86 è appena passato al Bayern Monaco dopo aver guidato prima la propria nazionale fino alla semifinale del Mondiale Sudafricano 2010 e dopo il suo storico club, lo Schalke, all'inaspettata semifinale di Champions (persa contro lo United di Ferguson). E' un portiere potentissimo e dall'indiscutibile talento, che però non ha ancora vinto titoli pesanti. E' stato premiato come Sportivo tedesco dell'anno 2011 e ha vinto la Coppa di Germania con lo Schalke sempre nel 2011. Ora è approdato in un top club e deve dimostrare d'essere decisivo e di reggere la pressione. Può diventare il migliore ma ha ancora tanta strada davanti, l'età però è dalla sua.
Merita menzione anche Christian Abbiati che nell'ultima stagione è stato il miglior portiere del Campionato italiano difendendo i pali dei campioni d'Italia del Milan. E' un portiere che ha saputo più volte riprendersi dai momenti difficili. Siamo curiosi di vedere nel nostro campionato il dotatissimo olandese Stekelenburg, neo portiere della Roma (ex Ajax).

--Il prossimo sondaggio a cura di ProssimiCampioni vi chiede: “Qual'è il miglior vivaio nazionale?”

ProssimiCampioni ha selezionato i più importanti vivai del panorama internazionale degli ultimi anni:

- Brasile
- Francia
- Germania
- Olanda
- Argentina
- Messico
- Colombia
- Ghana
- Nigeria
- Spagna

-

Gabriel


Nome: Gabriel Vasconcelos Ferreira
Data di nascita: 27 settembre 1992, Unaì
Nazionalità: Brasile
Altezza: 193cm
Piede preferito: Destro
Squadra: Cruzeiro - Campeonato Brasileiro
Ruolo: Portiere
Valore: 300.000€



Il Brasile non è solo terra di grandi attaccanti o funambolici fantasisti, da sempre è luogo di nascita di rocciosi mediani, come il giovanissimo Casemiro, di ottimi difensori e terzini e anche di grandi portieri, basti pensare agli ultimi due che hanno difeso la porta dei verdeoro, Dida e Julio Cesar, affermati in Europa e vincitori di Champions League e competizioni Nazionali. Questo fa capire come la preparazione a livello giovanile in Brasile sia universale e di alto livello. Solitamente difensori e portieri ci mettono più tempo a farsi notare rispetto ad un attaccante perchè nel loro ruolo la presenza in campo e l'esperienza sono aspetti fondamentali, ma a volte capita di intravedere in un giovane queste caratteristiche, come ad esempio nel caso di Gabriel Vasconcelos Ferreira, giovanissimo portiere del Cruzeiro che ha difeso la porta del Brasile all'ultimo Sudamericano Sub20 e al Mondiale Under20 appena concluso ed entrambi vinti dalla compagine brasiliana.

Gabriel nasce a Unaì, città dello Stato del Minas Gerais vicina a Brasilia, e inizia fin da piccolo ad appassionarsi al calcio. Nel 2006, a 14 anni, viene invitato ad unirsi alle giovanili del Cruzeiro, la squadra più importante dello Stato Minas Gerais con sede a Belo Horizonte e rinomata a livello internazionale. Gabriel, che fino ad allora giocava per una squadra locale, accetta la grande occasione di giocare per la squadra per la quale aveva giocato anche Nelson Dida. Viene aggregato al settore giovanile under18 iniziando a vincere qualche trofeo locale, fino ad arrivare al 2009 quando da titolare in porta vince il Campeão Mineiro Juvenil, ovvero il campionato giovanile dello Stato del Minas Gerais. In Brasile il campionato statale di appartenenza è molto sentito e una vittoria, anche a livello giovanile, è molto apprezzata dai tifosi e soprattutto dalla società.
Per Gabriel, aggregato dal 2010 alla prima squadra, non è ancora arrivato il debutto ufficiale, e questo sicuramente ha permesso al prezzo del suo cartellino di non arrivare a cifre folli, ma è considerato come il portiere più promettente della sua generazione e insieme a Rafael del Santos, di due anni più grande, il portiere della futura Selecao.
Il 26 agosto 2010, dopo alcune belle prestazioni con la maglia Under20 verdeoro, viene convocato da Mano Menzes a Barcelona per uno stage di allenamento con la Nazionale maggiore.

Gabriel è un ottimo portiere con presenza in campo e un autorevolezza che da fiducia a tutto il reparto difensivo. Molto bravo negli uno contro uno e nelle palle basse nonostante l'altezza. Al Mondiale Under20 è sicuramente stato uno dei migliori della sua squadra e probabilmente il miglior portiere di tutta la competizione, nonostante un incertezza in finale con un gol subito ingenuamente che sarebbe potuto costare la vittoria. Nonostante questo ha guidato alla perfezione una difesa che per quanto buona non era sicuramente una delle migliori del torneo, portandola a soli 5 gol subiti in tutta la manifestazione.

E' sicuramente un elemento molto apprezzato nella Nazionale Under20 con la quale ha debuttato nel 2010 ed ha finora totalizzato 16 presenze, vincendo il Sudamericano e il Mondiale di categoria.

Gabriel è un giovane portiere con talento ed età dalla sua parte, ma ha bisogno di giocare con continuità per poter crescere. Sicuramente l'importante vetrina del Mondiale in Colombia avrà attirato su di lui l'interesse di molte squadre che, complice il prezzo non proibitivo, sicuramente cercheranno l'affare. In questo momento tutto dipende dal Cruzeiro e dalla considerazione che ha del ragazzo, se intende affidargli un posto da titolare o se gli permetterà di crescere altrove.






Pubblicato il 22/08/2011

domenica 21 agosto 2011

Le foto della settimana

Alexandre Pato: Papi ti osserva...


Lukasz Merda: Il povero portiere polacco del KS Cracovia ha un cognome che è tutto un programma. Fortunatamente nessuna italiana ha pensato a lui perché sarebbe un invito a nozze per tifosi avversari.


Mirko Vucinic: che bello spettacolo Mirko.

venerdì 19 agosto 2011

Krisztian Tamas


Nome: Krisztian Tamas
Data di nascita: 15 aprile 1995
Nazionalità: Ungheria
Altezza: 1, 75 m
Piede preferito: Sinistro
Squadra: Milan – Campionato primavera
Ruolo: Terzino sinistro, tornante mancino
Valore: n/d




Ecco un giovanissimo talento ungherese approdare in Italia carico di speranze e aspettative. Krisztian Tamas è uno dei nuovi volti delle giovanili del Milan che dopo averlo visionato per mesi ed averlo portato nel 2010 a Milanello a fare un provino di alcune settimane, è passato in rossonero per la gioia dell'ormai ex responsabile del settore giovanile del Milan Mauro Pederzoli (ora Ds del Novara) che lo seguiva da tempo.

Krisztian Tamas cresce nel Haladás, squadra ungherese di Szombathely (la città più antica dell'Ungheria, nella provincia di Vas). Le sue qualità l'hanno presto portato in nazionale Under 15 e Under 16 che lo hanno rivelato ad un pubblico più ampio di osservatori. Tottenham, Arsenal e Milan si sono dimostrate le squadre più interessate all'esterno con i rossoneri che hanno deciso di accelerare i tempi sembra dopo una sontuosa prestazione contro i pari età della Svizzera. Dopo aver atteso il compimento dei 16 anni la società di Berlusconi ha chiuso le pratiche e il 21 luglio 2011 Tamas è diventato un nuovo giocatore del Milan.

Krisztian Tamas è un terzino sinistro di spinta che all'occorrenza può giocare anche come esterno di centrocampo. Come spesso accade per i giocatori di queste caratteristiche, vedi a Santon, il ragazzo ha debuttato come esterno d'attacco per poi arretrare prima sulla linea di centrocampo e successivamente sulla linea difensiva. E' giovanissimo ma ha già dimostrato tantissima corsa e ottime doti fisiche unite a buone capacità tecniche. Per un calciatore di quest'età non è semplice fare paragoni ma come caratteristiche assomiglia al talentuoso esterno del Tottenham Gareth Bale. Dovrà crescere ancora tanto ma l'età è dalla sua.

E' in corso il suo trasferimento a Milano con i genitori. Di famiglia molto umile non vorrà farsi scappare l'opportunità di giocare in un grande club in Italia. Sembra che il Milan sia intenzionato a farlo iniziare negli allievi nazionali anche se le porte della primavera per lui sono spalancate e certo resteranno aperte fino alla maturazione di un ragazzo molto giovane ma del quale si dice un gran bene.



mercoledì 17 agosto 2011

Apriamo gli occhi... I Bilanci dei 5 campionati



In un momento così delicato per ciò che riguarda la finanza mondiale, anche il calcio, in quanto movimento che fa girare grandissime quantità di denaro, viene messo sotto la lente di ingrandimento, e in particolare viene valutata la gestione delle varie leghe e dei club nel processo spese/ricavi.
Un' analisi effettuata dalla PrincewaterhouseCoopers (PwC, Network internazionale che si occupa principalmente di consulenza finanziaria e revisioni di bilancio) ha preso in esame gli indicatori finanziari delle principali leghe europee nelle stagioni 2008/2009 e 2009/2010, evidenziando in primo luogo chi abbia formulato la strategia vincente per abbattere il debito e prepararsi alle normative del Financial Fair Play. L'indagine pubblicata dal Sole 24 Ore (tabella in basso) il 21 marzo 2011 ha potuto confermare come la Bundesliga sia la lega che ha il miglior rapporto tra fatturato (ricavi) e posizione finanziaria netta (Pfn, grado di indebitamento).

Ma vediamo nel dettaglio il grafico sottostante, basandoci sulla stagione 2009/2010:





La Premier league inglese è la lega che genera il più alto giro d'affari del vecchio continente (2, 5 miliardi di €), ma possiede anche un rosso netto complessivo di 3, 8 miliardi di €. L'elevato fatturato è garantito da molteplici aspetti: impianti sportivi ottimi e di proprietà dei club, investimenti esteri dei magnati, gestione attenta e moderna del marchio da parte di ogni società (attività commerciali, merchandising, responsabilità sociale) e della lega stessa. I ricavi si scontrano però con l'ingente indebitamento dovuto ad una gestione folle delle spese di molte società inglesi. Il calcio in Inghilterra è letteralmente sommerso dai debiti dovuti principalmente alle sconsiderate somme investite nell'acquisto di giocatori e negli ingaggi astronomici offerti a questi. Prendiamo ad esempio il Chelsea del magnate russo Roman Abramovich che da quando è alla presidenza dei Blues ha speso oltre 70 milioni di euro solo per i tecnici e oltre 815 milioni per comprare giocatori. Basti pensare al regalo che si è fatto nel gennaio 2011 dove ha speso oltre 81 milioni di euro per comprare il duo Davi Luiz-Torres (ingaggi esclusi). Il Manchester City sta rapidamente raggiungendo il Chelsea e neppure lo United e il Liverpool non sono da meno. In generale i club della Premier spendono cifre eccessive sia per l'acquisto, che per il salario dei propri tesserati.




La Bundesliga è in assoluto la lega che sta maggiormente crescendo nel panorama europeo. Nel 2009/2010 ha aumentato del 15% il fatturato complessivo (1, 5 miliardi di €), mantenendo però sui valori contenuti il debito (100 milioni di €). La Germani sta raggiungendo (forse superando) il modello inglese. Molti club, grazie anche ai Mondiali del 2006, hanno impianti sportivi di proprietà, moderni e all'avanguardia. Questi impianti vivono tutta la settimana grazie a bar, ristoranti, palestre e concerti e sono costruiti seguendo tutte le esigenze del pubblico che vive in maniera entusiastica il rapporto con lo stadio (nessuna tessera del tifoso ad impedire di godersi lo spettacolo). Le 18 società della Bundes hanno grandissimi introiti anche dal merchandising e curano moltissimo il proprio marchio. I club non sono schiavi dei diritti televisivi, basti pensare che per il Bayern Monaco costituiscono solo il 21% del fatturato (in Italia oltre il 60% per le big). L'ultimo eccezionale capolavoro della lega tedesca e delle società è la formazione e l'impiego dei giovani. Con programmi accurati, l'apertura all'integrazione e il coraggio della federazione e dei club la Germania ha aperto realmente alle nuove leve abbattendo incredibilmente i costi (i giovani si creano in casa) e favorendo la crescita dei giocatori. La nazionale offre un calcio moderno e spettacolare e il campionato 2010/2011 ha visto vincere la squadra più giovane (Borussia Dortmund).




La Liga nonostante molti club di seconda fascia siano sull'orlo del fallimento, ha un indebitamento contenuto (1 miliardo) con un giro d'affari di 1, 5 milioni di €. E' evidente però il netto divario tra le grandi di Spagna (Real e Barca) e tutte le altre società. Il Real Madrid e il Barcellona hanno un impatto assolutamente devastante sul mercato. Tra stadi di proprietà, sponsor, attività legate al marchio, merchandising e imprese sportive vantano fatturati incredibili. Secondo Deloitte (la più grande azienda di consulenza e revisione del mondo), il Real Madrid ha un fatturato di 401,4 milioni di € mentre il Barcellona di 365,9 milioni, dati 2010 (per capirci Juventus, Milan e Inter hanno un fatturato di 201,3 milioni per i bianconeri e 196,5 per le milanesi). Le altre di Spagna non possono competere con le due grandi e non godono di ottima salute e sicuramente non ha giovato la modifica che è stata apportata dal 2011 riguardo la fiscalità. Prima in Spagna esisteva un particolare regime fiscale che accomunava i calciatori professionisti ai rimpatriati i quali, come non residenti, potevano beneficiare di un'aliquota del 24%, la più bassa in Europa e nel resto del mondo per quel che riguardava la tassazione dei calciatori. Dall'anno scorso, però, la situazione è cambiata: la nuova legislazione fiscale ha introdotto un tetto di 600 mila € al di sotto del quale si può ancora beneficiare della tassazione "privilegiata", ma al di sopra del quale le aliquote aumentano e si conformano alla media europea, passando dal 45% al 49% a seconda della regione spagnola in cui il calciatore milita. L''Italia prevede il 45% di aliquota massima che scatta per i redditi che superano i 75 mila € (ipotesi che coinvolge la quasi totalità dei calciatori professionisti).




In Francia sembrano essere più virtuosi, ma solamente a livello numerico. Il rapporto tra Pfn e fatturato è addirittura in positivo (19%) ma in realtà i ricavi non crescono e il movimento, su cui incidono pochi grandi club, è ancora piccolo. La lega ha avuto un fatturato di 1 milione di € nel 2009/2010 con perdite per 200 milioni di € ma c'è da dire che i ricavi sono bassi e concentrati in poche squadre (Lione, Marsiglia, Bordeaux e Psg principalmente). Con l'avvento dei nuovi proprietari del Paris Saint Germain le cose potrebbero però cambiare rapidamente. L'ammodernamento degli impianti, l'arrivo di giovani campioni e le capacità economiche potrebbero incrementare il valore del campionato e quindi aumentare il giro di soldi.




In Italia la situazione è critica. Se la posizione finanziaria netta (Pfn) è passata da 600 a 500 milioni di € tra la stagione 2008/2009 e la stagione 2009/2010, anche il fatturato è passato da 1,6 milioni a 1,5 milioni di €. Secondo Deloitte, per il Milan il broadcasting rappresenta il 60% dei ricavi, per la Juventus il 65% e per l'Inter il 62 per cento. Numeri, questi ultimi, che indicano come il calcio italiano sia troppo sbilanciato sui diritti Tv, peraltro non così richiesti all'estero, vista la non eccelsa qualità del gioco. Le società poi spendono cifre considerevoli per giocatori e relativi ingaggi dimostrando una poca attenzione al settore giovanile che garantisce un risparmia incredibile. Non a caso, Deloitte indica il rapporto stipendi/ricavi della Bundesliga (51%) come «il più in salute» mentre quello della serie A, pari al 73%, è il peggiore. Il campionato italiano inoltre non offre strutture adeguate. Gli stadi, non ci stancheremo mai di dirlo, sono impianti vecchi e mal funzionanti. Solo la Juventus, seppur con delle restrizioni, è riuscita a costruire uno stadio di proprietà e non esiste una legge che dia una regolamentazione riguardo l'argomento. I comuni, che guadagnano somme considerevoli dall'affitto percepito dai club, non concedono i terreni per la costruzione di impianti moderni e che possano vivere tutta la settimana (come detto all'estero offrono molteplici attività ogni giorno e non solo il fine settimana). Sta diminuendo l'affluenza del pubblico alle partite, in risposta ad ambienti obsoleti, privi di comodità e piuttosto ostili (se a questo poi aggiungiamo l'introduzione della Tessera del tifoso, la situazione sembra irrecuperabile). Nel nostro paese i grandi investitori non intervengono perché frenati dall'eccessiva burocrazia. Esempio lampante è l'estenuante trattativa dei neo proprietari della Roma (i Di Benedetto) che non hanno ancora effettivamente preso completo possesso del club a causa dell'infinito iter burocratico. Altro problema importante è lo scarso introito percepito dal merchandising. Le società sono ancora indietro rispetto alla gestione del business legata al marchio e alla comunicazione e devono combattere contro la piaga del merchandising contraffatto che in Italia è esteso all'intero panorama calcistico. Insomma ci troviamo di fronte ad una situazione davvero complicata e purtroppo le risposte delle istituzioni sono assolutamente desolanti. Speriamo si possa voltare pagina in un modo o nell'altro ma l'impressione è che servirà molto tempo per risalire la china (ad ora non abbiamo nemmeno iniziato).

Di seguito pubblichiamo la classifica della suddivisione delle percentuali dei ricavi dei 20 top club europei stilata da Deloitte al termine della stagione 2009/2010. Gli indici sono Matchday (che sta percentuale dei ricavi dalle partite), Broadcasting ( che sta per percentuale dei ricavi dai diritti tv) e Commercial (che sta per percentuale dei ricavi legati al marchio e al merchandising).
Da notare la sproporzione delle percentuali nei club italiani.


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